DICONO DI ME

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INDIRIZZO Piazzale Giulio Cesare 20145 Milano ITALIA
Realizzazione grafica by Luciano Curtarello© - Tutti i diritti riservati - ©Luciano Curtarello 2016 - C.F. CRTLCN65H11F205W - Rev.Maggio 2019|Mod. 001
«Ogni opera d’arte è un miracolo». Per la prima volta nel triennio dedicato all’arte e al cinema si è prescelta una commedia per introdurre un’esposizione di arte contemporanea. Una citazione essenziale estrapolata da un film semplicistico che lascia pensare proprio alle opere d’arte. Ogni opera d’arte è un miracolo. Frutto di attimi di creazione, istinti, emozioni, situazioni, pensieri, ricordi attraverso l’arte si esce dall’inferno quotidiano per godere dei colori, del piacere di immedesimarsi in spazi diversi dal quotidiano che siano innovativi nella tecnica, lontani dal qualunquismo commerciale e che sappiano fare la differenza. Il miracolo sorprende sempre e zittisce: ogni opera d’arte di questo evento saprà far tacere l’osservatore. Quattro i prescelti Lucia Contini, Luciano Curtarello, Giorgia Pelloni, Francesco Rosina che prima attireranno l’osservatore all’intermo con i toni e poi lo zittiranno per la grandezza dei mondi che saprà rendere e per le emozioni che saprà suscitare. Tutte opere figurative dai tratti differenti e dallo stile diverso; se nell’astrazione la casualità del gesto consente un confronto sempre diverso, nella figurazione il confronto diviene più incisivo e rilevante. Due sale in cui cromie e tratti consentono all’osservatore di percorrere la definizione dei particolari, la grandezza dei ritratti, le scene urbane estrapolate dalla routine, la femminilità negli sguardi e nelle pose e l’interiorità in donne accovacciate inquadrate in pochi gesti. Luciano Curtarello ferma luci ed ombre di una quotidianità urbana, diurna o notturna, offrendo spaccati di grande schiettezza paesaggistica ed introducendo l’osservatore in quelle rappresentazioni. Ci si sente intrappolati nelle opere e si ha voglia di saltare nel cuore delle rappresentazioni per cogliere la schiettezza di quelle situazioni e di quei posti raccogliendo l’intimità del paesaggio e di chi è rappre- sentato. Ebbene sì, Curtarello riesce a giungere all’anima del paesaggio cogliendo l’intimità di ogni posto. Parte dalla realtà per creare dei chiaro-scuri di impatto che, resi con tonalità sempre differenti, riescono a identificare attimi particolari. Un’arte altamente contemporanea perché tutta questa grandezza è l’esito di una produzione digitale, un software consente all’artista di dipingere al pc, non fotografie rielaborate, ma una creazione digitale che dopo la stampa viene manualmente ritoccata, tratteggiata e resa unica. Una resa digitale grandiosa perché ogni opera d’arte gode di intromissioni e manomissioni dell’artista sempre diverse, interpretazioni singolari che rendono la soluzione finale irripetibile. Si assiste spesso oggi a rese iperrealiste e tutti sono grandiose nel saper rendere i diversi aspetti della contemporaneità: Curtarello palesa la natura digitale delle sue opere evidenziando come l’arte contemporanea possa essere definita tale anche perché si avvale di idea ed innovazione che in lui divengono grandiosità e verità. Dott.sa Anna Soricaro - Critica d’Arte e curatrice di Mostre
«A voler usare una definizione corrente, potremmo parlare di digital painting.» Di arte, cioè, in cui l’estro dell’autore non si esprime tramite il tratto d’un pennello reale, ma per mezzo di strumenti tecnologici che possono interpretare una vastissima libreria di pennelli e tecniche di ogni tipo - dalla tempera, all'olio, all'acquerello, all'aerografia - e impiegare tavolozze di colori infinite. Spesso, con ulteriori interventi manuali che recuperano metodi tradizionali e fondono nuovo e antico in un tutt’uno che sfida il senso del tempo. Del resto, da sempre gli artisti sono tentati da processi e materiali eterogenei, realizzando opere a tecnica mista (collage e pittura, spesso) o opere polimateriche (con colori uniti a tessuti, carte, materiali inerti, oggetti). Ma non lasciamo che l’attenzione si concentri sulle descrizioni più o meno puntuali dei metodi e abbandoniamoci, invece, alla poesia delle tele di Curtarello. Arte figurativa, certo. Nelle composizioni si sente un legame pulsante con la pittura del Quattrocento fiammingo e del Rinascimento fiorentino, e ancor più con l’Impressionismo della seconda metà dell’Ottocento e del primo Novecento: non imitati ma attualizzati, filtrati dalla consapevolezza del nostro tempo e caricati d’emozioni profonde. Prendiamo le ballerine, per esempio: sarebbe banale e tutto sommato limitante parlare di hommage à Degas . Non sono quasi mai riprese nell’atto dell’esibizione; si percepisce l’intensità nel silenzio della preparazione, la ricerca della concentrazione, la frustrazione per una performance magari non del tutto soddisfacente, l’attesa e l’aspettativa del palco. Degas, dunque, ma anche Freud, Adler, Jung, Reich e gli altri padri della psicologia moderna. Lo stesso avviene per i ritratti, in cui la definizione dei lineamenti lascia trasparire sguardi intensi e parlanti, o invece il tentativo di celare i turbamenti che albergano nel fondo dell’animo. Persino i paesaggi non sono soltanto raffigurazioni di luoghi: si avverte il calore del primo sole di primavera, la pioggia che bagna i terreni e le coscienze, il vento cui si vorrebbe far disperdere pensieri troppo pesanti per restare nel chiuso del cuore. L’interiorità della persona resta al centro della composizione, anche quando non vi sono umani raffigurati. Del resto, Curtarello è così: autodidatta curioso e libero del sapere umanistico, virtuoso della tecnica (è grafico pubblicitario), insofferente a ogni regola di cui non riconosce la validità intrinseca, culturalmente anarchico. Un poeta visivo, in un certo senso. Ma, se volete, dite pure che è un digitalpainter. Dott. Giulio Carloni - Giornalista

ARTE IN DIGITALE

Una definizione formale di arte digitale non è mai stata prodotta in ambito accademico. L’arte digitale è classificabile tra le new media arts, forme di espressione artistica, in cui lo strumento creativo o espressivo attinge dalle nuove tecnologie: elettronica, informatica, telecomunicazioni, biotecnologie. Sono un digital painter, un pittore digitale. Utilizzo come media non solo i colori ad olio o gli acrilici, ma anche softwares di pittura. Non modifico fotografie o faccio fotoritocchi, parto da una tela bianca e una matita simulata ed inizio la mia opera, passando dalle prime fasi di colorazione fino al compimento dell'idea, per poi proseguire con la stampa su tela dell’opera prodotta, ed infine personalizzo ogni «dipinto digitale» con successivi interventi a pennello, spatola e in alcune circostanze con elementi materici. Il pc fa tutto da solo… Chi opera nel campo dell'arte digitale è abituato ad ascoltare questa frase, un'affermazione che sminuisce il duro lavoro che c'è dietro alla nascita di un'opera digitale. Per poter disegnare in digitale bisogna avere buone nozioni teoriche, pratiche e non guasta mai la conoscenza diretta dei media tradizionali. Se prendete una tela in mano per la prima volta, un pennello e dei colori ad olio, riuscireste a fare un capolavoro dettagliato e realistico? In digitale, accade la stessa cosa... vi ritrovate davanti ad un foglio bianco con tutti gli strumenti per dipingere al lato del monitor. Potete restare ore a fissare quel bianco di fondo, per scoprire con vostro stupore che il dipinto non si crea da solo. Nelle mie idee applico sempre le tecniche tradizionali, simulando gli oli o gli acrilici, l’aerografo o i pastelli, utilizzando più o meno lo stesso approccio dei media tradizionali per la colorazione e per la finitura.

COME REALIZZO UN’OPERA DIGITALE

2

I COLORI DI FONDO

Ora, terminato lo schizzo di base, dipingo con tinte

piatte, senza sfumature,

gli elementi che compongono l’opera.

1

LO SCHIZZO DI BASE

Impostato il formato della tela, qui 30x30 cm.,

creo uno schizzo di base dell’immagine

che desidero creare, nell’esempio una vista

di Piazza del Duomo di Milano.

3

L’OPERA È CONCLUSA

Tutti gli elementi ora sono abbozzati.

L’opera in digitale è conclusa.

Ora verrà stampata su tela pittorica e intelaiata

per poi essere ulteriormente dipinta con colori

acrilici.

Altre giornate di lavoro mi attendono!!

Lo schizzo preparatorio Tinte piatte sugli elementi dell'opera (1) Tinte piatte sugli elementi dell'opera (2) Tinte piatte sugli elementi dell'opera (3) Tinte piatte sugli elementi dell'opera (4)

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Realizzazione grafica by Luciano Curtarello© Tutti i diritti riservati - ©Luciano Curtarello 2016 C.F. CRTLCN65H11F205W - Rev.Maggio 2019|Mod. 001
«Ogni opera d’arte è un miracolo». Per la prima volta nel triennio dedicato all’arte e al cinema si è prescelta una commedia per introdurre un’esposizione di arte contemporanea. Una citazione essenziale estrapolata da un film semplicistico che lascia pensare proprio alle opere d’arte. Ogni opera d’arte è un miracolo. Frutto di attimi di creazione, istinti, emozioni, situazioni, pensieri, ricordi attraverso l’arte si esce dall’inferno quotidiano per godere dei colori, del piacere di immedesimarsi in spazi diversi dal quotidiano che siano innovativi nella tecnica, lontani dal qualunquismo commerciale e che sappiano fare la differenza. Il miracolo sorprende sempre e zittisce: ogni opera d’arte di questo evento saprà far tacere l’osservatore. Quattro i prescelti Lucia Contini, Luciano Curtarello, Giorgia Pelloni, Francesco Rosina che prima attireranno l’osservatore all’intermo con i toni e poi lo zittiranno per la grandezza dei mondi che saprà rendere e per le emozioni che saprà suscitare. Tutte opere figurative dai tratti differenti e dallo stile diverso; se nell’astrazione la casualità del gesto consente un confronto sempre diverso, nella figurazione il confronto diviene più incisivo e rilevante. Due sale in cui cromie e tratti consentono all’osservatore di percorrere la definizione dei particolari, la grandezza dei ritratti, le scene urbane estrapolate dalla routine, la femminilità negli sguardi e nelle pose e l’interiorità in donne accovacciate inquadrate in pochi gesti. Luciano Curtarello ferma luci ed ombre di una quotidianità urbana, diurna o notturna, offrendo spaccati di grande schiettezza paesaggistica ed introducendo l’osservatore in quelle rappresentazioni. Ci si sente intrappolati nelle opere e si ha voglia di saltare nel cuore delle rappresentazioni per cogliere la schiettezza di quelle situazioni e di quei posti raccogliendo l’intimità del paesaggio e di chi è rappre- sentato. Ebbene sì, Curtarello riesce a giungere all’anima del paesaggio cogliendo l’intimità di ogni posto. Parte dalla realtà per creare dei chiaro-scuri di impatto che, resi con tonalità sempre differenti, riescono a identificare attimi particolari. Un’arte altamente contemporanea perché tutta questa grandezza è l’esito di una produzione digitale, un software consente all’artista di dipingere al pc, non fotografie rielaborate, ma una creazione digitale che dopo la stampa viene manualmente ritoccata, tratteggiata e resa unica. Una resa digitale grandiosa perché ogni opera d’arte gode di intromissioni e manomissioni dell’artista sempre diverse, interpretazioni singolari che rendono la soluzione finale irripetibile. Si assiste spesso oggi a rese iperrealiste e tutti sono grandiose nel saper rendere i diversi aspetti della contemporaneità: Curtarello palesa la natura digitale delle sue opere evidenziando come l’arte contemporanea possa essere definita tale anche perché si avvale di idea ed innovazione che in lui divengono grandiosità e verità. Dott.sa Anna Soricaro Critica d’Arte e curatrice di Mostre
«A voler usare una definizione corrente, potremmo parlare di digital painting.» Di arte, cioè, in cui l’estro dell’autore non si esprime tramite il tratto d’un pennello reale, ma per mezzo di strumenti tecnologici che possono interpretare una vastissima libreria di pennelli e tecniche di ogni tipo - dalla tempera, all'olio, all'acquerello, all'aerografia - e impiegare tavolozze di colori infinite. Spesso, con ulteriori interventi manuali che recuperano metodi tradizionali e fondono nuovo e antico in un tutt’uno che sfida il senso del tempo. Del resto, da sempre gli artisti sono tentati da processi e materiali eterogenei, realizzando opere a tecnica mista (collage e pittura, spesso) o opere polimateriche (con colori uniti a tessuti, carte, materiali inerti, oggetti). Ma non lasciamo che l’attenzione si concentri sulle descrizioni più o meno puntuali dei metodi e abbandoniamoci, invece, alla poesia delle tele di Curtarello. Arte figurativa, certo. Nelle composizioni si sente un legame pulsante con la pittura del Quattrocento fiammingo e del Rinascimento fiorentino, e ancor più con l’Impressionismo della seconda metà dell’Ottocento e del primo Novecento: non imitati ma attualizzati, filtrati dalla consapevolezza del nostro tempo e caricati d’emozioni profonde. Prendiamo le ballerine, per esempio: sarebbe banale e tutto sommato limitante parlare di hommage à Degas . Non sono quasi mai riprese nell’atto dell’esibizione; si percepisce l’intensità nel silenzio della preparazione, la ricerca della concentrazione, la frustrazione per una performance magari non del tutto soddisfacente, l’attesa e l’aspettativa del palco. Degas, dunque, ma anche Freud, Adler, Jung, Reich e gli altri padri della psicologia moderna. Lo stesso avviene per i ritratti, in cui la definizione dei lineamenti lascia trasparire sguardi intensi e parlanti, o invece il tentativo di celare i turbamenti che albergano nel fondo dell’animo. Persino i paesaggi non sono soltanto raffigurazioni di luoghi: si avverte il calore del primo sole di primavera, la pioggia che bagna i terreni e le coscienze, il vento cui si vorrebbe far disperdere pensieri troppo pesanti per restare nel chiuso del cuore. L’interiorità della persona resta al centro della composizione, anche quando non vi sono umani raffigurati. Del resto, Curtarello è così: autodidatta curioso e libero del sapere umanistico, virtuoso della tecnica (è grafico pubblicitario), insofferente a ogni regola di cui non riconosce la validità intrinseca, culturalmente anarchico. Un poeta visivo, in un certo senso. Ma, se volete, dite pure che è un digitalpainter. Dott. Giulio Carloni - Giornalista

ARTE IN DIGITALE

Una definizione formale di arte digitale non è mai stata prodotta in ambito accademico. L’arte digitale è classificabile tra le new media arts, forme di espressione artistica, in cui lo strumento creativo o espressivo attinge dalle nuove tecnologie: elettronica, informatica, telecomunicazioni, biotecnologie. Sono un digital painter, un pittore digitale. Utilizzo come media non solo i colori ad olio o gli acrilici, ma anche softwares di pittura. Non modifico fotografie o faccio fotoritocchi, parto da una tela bianca e una matita simulata ed inizio la mia opera, passando dalle prime fasi di colorazione fino al compimento dell'idea, per poi proseguire con la stampa su tela dell’opera prodotta, ed infine personalizzo ogni «dipinto digitale» con successivi interventi a pennello, spatola e in alcune circostanze con elementi materici. Il pc fa tutto da solo… Chi opera nel campo dell'arte digitale è abituato ad ascoltare questa frase, un'affermazione che sminuisce il duro lavoro che c'è dietro alla nascita di un'opera digitale. Per poter disegnare in digitale bisogna avere buone nozioni teoriche, pratiche e non guasta mai la conoscenza diretta dei media tradizionali. Se prendete una tela in mano per la prima volta, un pennello e dei colori ad olio, riuscireste a fare un capolavoro dettagliato e realistico? In digitale, accade la stessa cosa... vi ritrovate davanti ad un foglio bianco con tutti gli strumenti per dipingere al lato del monitor. Potete restare ore a fissare quel bianco di fondo, per scoprire con vostro stupore che il dipinto non si crea da solo. Nelle mie idee applico sempre le tecniche tradizionali, simulando gli oli o gli acrilici, l’aerografo o i pastelli, utilizzando più o meno lo stesso approccio dei media tradizionali per la colorazione e per la finitura.

COME REALIZZO

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I COLORI DI FONDO

Ora, terminato lo schizzo di base, dipingo con tinte

piatte, senza sfumature,

gli elementi che compongono l’opera.

1

LO SCHIZZO DI BASE

Impostato il formato della tela, qui 30x30 cm.,

creo uno schizzo di base dell’immagine

che desidero creare, nell’esempio una vista

di Piazza del Duomo di Milano.

3

L’OPERA È CONCLUSA

Tutti gli elementi ora sono abbozzati.

L’opera in digitale è conclusa.

Ora verrà stampata su tela pittorica e intelaiata

per poi essere ulteriormente dipinta con colori

acrilici.

Altre giornate di lavoro mi attendono!!

Lo schizzo preparatorio Tinte piatte sugli elementi dell'opera (1) Tinte piatte sugli elementi dell'opera (2) Tinte piatte sugli elementi dell'opera (3) Tinte piatte sugli elementi dell'opera (4)
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