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Realizzazione grafica by Luciano Curtarello© - Tutti i diritti riservati - ©Luciano Curtarello 2021 - C.F. CRTLCN65H11F205W - Rev. Giugno 2022|Mod. 002
«Ogni opera d’arte è un miracolo». Per la prima volta nel triennio dedicato all’arte e al cinema si è prescelta una commedia per introdurre un’esposizione di arte contemporanea. Una citazione essenziale estrapolata da un film semplicistico che lascia pensare proprio alle opere d’arte. Ogni opera d’arte è un miracolo. Frutto di attimi di creazione, istinti, emozioni, situazioni, pensieri, ricordi attraverso l’arte si esce dall’inferno quotidiano per godere dei colori, del piacere di immedesimarsi in spazi diversi dal quotidiano che siano innovativi nella tecnica, lontani dal qualunquismo commerciale e che sappiano fare la differenza. Il miracolo sorprende sempre e zittisce: ogni opera d’arte di questo evento saprà far tacere l’osservatore. Quattro i prescelti Lucia Contini, Luciano Curtarello, Giorgia Pelloni, Francesco Rosina che prima attireranno l’osservatore all’intermo con i toni e poi lo zittiranno per la grandezza dei mondi che saprà rendere e per le emozioni che saprà suscitare. Tutte opere figurative dai tratti differenti e dallo stile diverso; se nell’astrazione la casualità del gesto consente un confronto sempre diverso, nella figurazione il confronto diviene più incisivo e rilevante. Due sale in cui cromie e tratti consentono all’osservatore di percorrere la definizione dei particolari, la grandezza dei ritratti, le scene urbane estrapolate dalla routine, la femminilità negli sguardi e nelle pose e l’interiorità in donne accovacciate inquadrate in pochi gesti. Luciano Curtarello ferma luci ed ombre di una quotidianità urbana, diurna o notturna, offrendo spaccati di grande schiettezza paesaggistica ed introducendo l’osservatore in quelle rappresentazioni. Ci si sente intrappolati nelle opere e si ha voglia di saltare nel cuore delle rappresentazioni per cogliere la schiettezza di quelle situazioni e di quei posti raccogliendo l’intimità del paesaggio e di chi è rappre- sentato. Ebbene sì, Curtarello riesce a giungere all’anima del paesaggio cogliendo l’intimità di ogni posto. Parte dalla realtà per creare dei chiaro-scuri di impatto che, resi con tonalità sempre differenti, riescono a identificare attimi particolari. Un’arte altamente contemporanea perché tutta questa grandezza è l’esito di una produzione digitale, un software consente all’artista di dipingere al pc, non fotografie rielaborate, ma una creazione digitale che dopo la stampa viene manualmente ritoccata, tratteggiata e resa unica. Una resa digitale grandiosa perché ogni opera d’arte gode di intromissioni e manomissioni dell’artista sempre diverse, interpretazioni singolari che rendono la soluzione finale irripetibile. Si assiste spesso oggi a rese iperrealiste e tutti sono grandiose nel saper rendere i diversi aspetti della contemporaneità: Curtarello palesa la natura digitale delle sue opere evidenziando come l’arte contemporanea possa essere definita tale anche perché si avvale di idea ed innovazione che in lui divengono grandiosità e verità. Dott.sa Anna Soricaro - Critica d’Arte e curatrice di Mostre
«A voler usare una definizione corrente, potremmo parlare di digital painting.» Di arte, cioè, in cui l’estro dell’autore non si esprime tramite il tratto d’un pennello reale, ma per mezzo di strumenti tecnologici che possono interpretare una vastissima libreria di pennelli e tecniche di ogni tipo - dalla tempera, all'olio, all'acquerello, all'aerografia - e impiegare tavolozze di colori infinite. Spesso, con ulteriori interventi manuali che recuperano metodi tradizionali e fondono nuovo e antico in un tutt’uno che sfida il senso del tempo. Del resto, da sempre gli artisti sono tentati da processi e materiali eterogenei, realizzando opere a tecnica mista (collage e pittura, spesso) o opere polimateriche (con colori uniti a tessuti, carte, materiali inerti, oggetti). Ma non lasciamo che l’attenzione si concentri sulle descrizioni più o meno puntuali dei metodi e abbandoniamoci, invece, alla poesia delle tele di Curtarello. Arte figurativa, certo. Nelle composizioni si sente un legame pulsante con la pittura del Quattrocento fiammingo e del Rinascimento fiorentino, e ancor più con l’Impressionismo della seconda metà dell’Ottocento e del primo Novecento: non imitati ma attualizzati, filtrati dalla consapevolezza del nostro tempo e caricati d’emozioni profonde. Prendiamo le ballerine, per esempio: sarebbe banale e tutto sommato limitante parlare di hommage à Degas . Non sono quasi mai riprese nell’atto dell’esibizione; si percepisce l’intensità nel silenzio della preparazione, la ricerca della concentrazione, la frustrazione per una performance magari non del tutto soddisfacente, l’attesa e l’aspettativa del palco. Degas, dunque, ma anche Freud, Adler, Jung, Reich e gli altri padri della psicologia moderna. Lo stesso avviene per i ritratti, in cui la definizione dei lineamenti lascia trasparire sguardi intensi e parlanti, o invece il tentativo di celare i turbamenti che albergano nel fondo dell’animo. Persino i paesaggi non sono soltanto raffigurazioni di luoghi: si avverte il calore del primo sole di primavera, la pioggia che bagna i terreni e le coscienze, il vento cui si vorrebbe far disperdere pensieri troppo pesanti per restare nel chiuso del cuore. L’interiorità della persona resta al centro della composizione, anche quando non vi sono umani raffigurati. Del resto, Curtarello è così: autodidatta curioso e libero del sapere umanistico, virtuoso della tecnica (è grafico pubblicitario), insofferente a ogni regola di cui non riconosce la validità intrinseca, culturalmente anarchico. Un poeta visivo, in un certo senso. Ma, se volete, dite pure che è un digitalpainter. Dott. Giulio Carloni - Giornalista
Dicono di me opera: «Malinconia» •  cm 150 x100 - (Galleria «il Momento»)
I soggetti di Luciano Curtarello nascono dalla fusione di tecniche digitali e tradizionali. Figure umane appaiono nella penombra di luoghi misteriosi, la superficie vibra dei rapidi tocchi di pennello. La luce si posa candida sulle fisionomie dei corpi, li trae fuori dall'ombra, frutto di una ricerca e di uno studio meticoloso.
L'atmosfera delle opere è contemplativa e poetica. Un senso di intimità permette di entrare in contatto profondo con ciò che l'occhio vede e l'anima coglie, quasi si cercasse di intrappolare lo sguardo di questi volti che, assorti nei loro pensieri e desideri, non sembrano accorgersi di chi li osserva. 1758 Venice Art Studio
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Realizzazione grafica by Luciano Curtarello© Tutti i diritti riservati - ©Luciano Curtarello 2016 C.F. CRTLCN65H11F205W - Rev. Giugno 2022|Mod. 02
«Ogni opera d’arte è un miracolo». Per la prima volta nel triennio dedicato all’arte e al cinema si è prescelta una commedia per introdurre un’esposizione di arte contemporanea. Una citazione essenziale estrapolata da un film semplicistico che lascia pensare proprio alle opere d’arte. Ogni opera d’arte è un miracolo. Frutto di attimi di creazione, istinti, emozioni, situazioni, pensieri, ricordi attraverso l’arte si esce dall’inferno quotidiano per godere dei colori, del piacere di immedesimarsi in spazi diversi dal quotidiano che siano innovativi nella tecnica, lontani dal qualunquismo commerciale e che sappiano fare la differenza. Il miracolo sorprende sempre e zittisce: ogni opera d’arte di questo evento saprà far tacere l’osservatore. Quattro i prescelti Lucia Contini, Luciano Curtarello, Giorgia Pelloni, Francesco Rosina che prima attireranno l’osservatore all’intermo con i toni e poi lo zittiranno per la grandezza dei mondi che saprà rendere e per le emozioni che saprà suscitare. Tutte opere figurative dai tratti differenti e dallo stile diverso; se nell’astrazione la casualità del gesto consente un confronto sempre diverso, nella figurazione il confronto diviene più incisivo e rilevante. Due sale in cui cromie e tratti consentono all’osservatore di percorrere la definizione dei particolari, la grandezza dei ritratti, le scene urbane estrapolate dalla routine, la femminilità negli sguardi e nelle pose e l’interiorità in donne accovacciate inquadrate in pochi gesti. Luciano Curtarello ferma luci ed ombre di una quotidianità urbana, diurna o notturna, offrendo spaccati di grande schiettezza paesaggistica ed introducendo l’osservatore in quelle rappresentazioni. Ci si sente intrappolati nelle opere e si ha voglia di saltare nel cuore delle rappresentazioni per cogliere la schiettezza di quelle situazioni e di quei posti raccogliendo l’intimità del paesaggio e di chi è rappresentato. Ebbene sì, Curtarello riesce a giungere all’anima del paesaggio cogliendo l’intimità di ogni posto. Parte dalla realtà per creare dei chiaro-scuri di impatto che, resi con tonalità sempre differenti, riescono a identificare attimi particolari. Un’arte altamente contemporanea perché tutta questa grandezza è l’esito di una produzione digitale, un software consente all’artista di dipingere al pc, non fotografie rielaborate, ma una creazione digitale che dopo la stampa viene manualmente ritoccata, tratteggiata e resa unica. Una resa digitale grandiosa perché ogni opera d’arte gode di intromissioni e manomissioni dell’artista sempre diverse, interpretazioni singolari che rendono la soluzione finale irripetibile. Si assiste spesso oggi a rese iperrealiste e tutti sono grandiose nel saper rendere i diversi aspetti della contemporaneità: Curtarello palesa la natura digitale delle sue opere evidenziando come l’arte contemporanea possa essere definita tale anche perché si avvale di idea ed innovazione che in lui divengono grandiosità e verità. Dott.sa Anna Soricaro Critica d’Arte e curatrice di Mostre
«A voler usare una definizione corrente, potremmo parlare di digital painting.» Di arte, cioè, in cui l’estro dell’autore non si esprime tramite il tratto d’un pennello reale, ma per mezzo di strumenti tecnologici che possono interpretare una vastissima libreria di pennelli e tecniche di ogni tipo - dalla tempera, all'olio, all'acquerello, all'aerografia - e impiegare tavolozze di colori infinite. Spesso, con ulteriori interventi manuali che recuperano metodi tradizionali e fondono nuovo e antico in un tutt’uno che sfida il senso del tempo. Del resto, da sempre gli artisti sono tentati da processi e materiali eterogenei, realizzando opere a tecnica mista (collage e pittura, spesso) o opere polimateriche (con colori uniti a tessuti, carte, materiali inerti, oggetti). Ma non lasciamo che l’attenzione si concentri sulle descrizioni più o meno puntuali dei metodi e abbandoniamoci, invece, alla poesia delle tele di Curtarello. Arte figurativa, certo. Nelle composizioni si sente un legame pulsante con la pittura del Quattrocento fiammingo e del Rinascimento fiorentino, e ancor più con l’Impressionismo della seconda metà dell’Ottocento e del primo Novecento: non imitati ma attualizzati, filtrati dalla consapevolezza del nostro tempo e caricati d’emozioni profonde. Prendiamo le ballerine, per esempio: sarebbe banale e tutto sommato limitante parlare di hommage à Degas . Non sono quasi mai riprese nell’atto dell’esibizione; si percepisce l’intensità nel silenzio della preparazione, la ricerca della concentrazione, la frustrazione per una performance magari non del tutto soddisfacente, l’attesa e l’aspettativa del palco. Degas, dunque, ma anche Freud, Adler, Jung, Reich e gli altri padri della psicologia moderna. Lo stesso avviene per i ritratti, in cui la definizione dei lineamenti lascia trasparire sguardi intensi e parlanti, o invece il tentativo di celare i turbamenti che albergano nel fondo dell’animo. Persino i paesaggi non sono soltanto raffigurazioni di luoghi: si avverte il calore del primo sole di primavera, la pioggia che bagna i terreni e le coscienze, il vento cui si vorrebbe far disperdere pensieri troppo pesanti per restare nel chiuso del cuore. L’interiorità della persona resta al centro della composizione, anche quando non vi sono umani raffigurati. Del resto, Curtarello è così: autodidatta curioso e libero del sapere umanistico, virtuoso della tecnica (è grafico pubblicitario), insofferente a ogni regola di cui non riconosce la validità intrinseca, culturalmente anarchico. Un poeta visivo, in un certo senso. Ma, se volete, dite pure che è un digitalpainter. Dott. Giulio Carloni - Giornalista
Dicono di me opera: «Malinconia» • cm 180 x 100 (Galleria «il Momento»)
Pittura figurativa contemporanea, Luciano Curtarello è uno dei 12 vincitori del Premio Artista d'Italia 2021, Paesaggio urbano e non,figure femminili nella sezione Momenti e Ballerine sono i tre principali rami creativi, socio dell'Associazione Culturale Artisti di via Bagutta, vendita quadri online, vendita quadri online figurativo, quadri stile figurativo, vendita online di quadri stile figurativo, pittura, dipingere, digitalpaint, digitalpainting, Curtarello, curtarello, bagutta, arte, artista, navigli, naviglio, milano, acrilico, progettoshopbagutta, associazione ala, associazione naviglio pavese, ala, pittore contemporaneo, pittura figurativa, premio artista d'italia 2021, anna soricaro, http://www.pitturiamo.com/it, artista contemporaneo Pittura figurativa contemporanea, Luciano Curtarello è uno dei 12 vincitori del Premio Artista d'Italia 2021, Paesaggio urbano e non,figure femminili nella sezione Momenti e Ballerine sono i tre principali rami creativi, socio dell'Associazione Culturale Artisti di via Bagutta, vendita quadri online, vendita quadri online figurativo, quadri stile figurativo, vendita online di quadri stile figurativo, pittura, dipingere, digitalpaint, digitalpainting, Curtarello, curtarello, bagutta, arte, artista, navigli, naviglio, milano, acrilico, progettoshopbagutta, associazione ala, associazione naviglio pavese, ala, pittore contemporaneo, pittura figurativa, premio artista d'italia 2021, anna soricaro, http://www.pitturiamo.com/it, artista contemporaneo